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Quando verifichiamo che l’intensità di corrente è la stessa su tutta la zona di  regata, saremo sicuri che i suoi effetti si manifesteranno in primo luogo sulle layline    sugli angoli di navigazione della barca (Fig. 2).

A seconda poi dell’angolo di incidenza sul percorso stesso, potrà cambiare anche di  molto il tempo da impiegare mure a dritta piuttosto che mure a sinistra. Molta attenzione in ogni caso in partenza: anche in questo caso la direzione  della  corrente, associata alla sua intensità, può provocare una partenza anticipata o  viceversa renderci difficile il corretto attraversamento della linea.

Corrente non uniforme:  In questo caso, potremo trarre un vantaggio non indifferente sui nostri avversari, sempre ammesso di essere i più bravi e i più veloci a interpretare correttamente la situazione. Se la differenza tra l’intensità del vento e quella della  corrente non è fortemente sbilanciata verso il vento, la corrente rimane sempre la  chiave strategica per vincere una regata.

Se la corrente sarà più forte su di un lato  nel percorso rispetto all’altro, ovviamente la nostra scelta non potrà non tener conto  i questo aspetto (Fig. 3).    

Una corrente a favore che  proviene da direzione opposta a quella del vento, provoca un’onda corta, una sorta  di “maretta”. Una volta identificata, rimaniamo al suo interno: navigheremo di bolina  sospinti da qualche decimo di corrente che ci avvantaggerà non poco rispetto agli  avversari. Nello stesso modo, una superficie del mare assolutamente piatta “come  ’olio”, in presenza comunque di una certa intensità di vento, indica  inequivocabilmente che vento e corrente vanno nella stessa direzione: situazione  assolutamente da evitare di bolina, ma da non lasciarsi sfuggire nei lati di poppa. Se  la corrente taglia il percorso di regata con un certo angolo ed è più forte a sinistra.  Navigando con la corrente di prua, saremo perennemente su di un buono. Viceversa con la stessa corrente sulla poppa, navigheremo sullo scarso. Per esempio, con 10  nodi di vento e uno di corrente nel primo caso navigheremo con 6° di buono e con un Vmg migliore del 20% (Fig. 4).   

La previsione:  La corrente di qualsiasi origine è quasi sempre prevedibile. La consultazione delle  tavole di marea e delle carte di corrente, insieme  all’osservazione di diversi fenomeni, consente di avere un quadro della situazione piuttosto vicino alla  realtà. Ci sono poi diversi strumenti, più o meno empirici, per calcolare direzione e  intensità della corrente stessa. Spesso è sufficiente passare accanto a una boa,  oppure osservare un pezzo di legno che galleggia, per capire se c’è corrente e qual’è  la sua direzione. I moderni strumenti di navigazione calcolano questi valori in tempo  reale per differenza tra la velocità e direzione sul fondo del mare rispetto a quella della barca. Ricordiamo, a scanso di equivoci che potrebbero generare dei veri e propri disastri in navigazione, che mentre il vento viene, la corrente va. Dunque se  il vento da Sud è una cosa, la corrente è un’altra. Sottolineiamo inoltre che la  corrente di marea ha un suo preciso flusso e riflusso nell’arco di una giornata.  pertanto durante la regata dovremo costantemente monitorare le tavole e l’orologio  per non correre il rischio di trovarci nella situazione contraria a quella che avevamo  previsto.

Corrente e vento apparente:  La direzione e l’intensità della corrente influenzano notevolmente il vento apparente, ovvero il vento con cui dobbiamo fare i conti ogni qual volta vogliamo navigare a vela. Il vento apparente, infatti, risulta essere la somma (non matematica, attenzione) del vento reale, della velocità della  barca ma anche di quella della corrente.   

Nella Fig.    sono illustrate le varie possibilità per una barca che naviga di bolina. È chiaro che il  vettore corrente va a modificare, a sommarsi, in più o in meno a seconda della  direzione della corrente stessa, a quello del vento reale, cambiando per l’ennesima  volta le carte in tavola.